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EPOS/MAGAZINE
CULTURE IN MOTION
Atlante dell'Ascolto

Mbira/sansi: costruire un ciclo che non si ripete mai uguale

In Malawi e Zimbabwe, lamelle metalliche, tavole di legno e apprendistato comunitario preparano un ascolto fatto di intrecci e variazioni minime.

25 Luglio 2026 · 16:32 · 3 minuti
Mani sistemano lamelle metalliche parallele su una tavola di legno durante la costruzione di una mbira.
Shaun M Sibanda · Own work · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 Scheda originale ↗ CC BY-SA 4.0 ↗

La mbira/sansi non è un generico “pianoforte a pollice”. Costruzione, accordatura e trasmissione definiscono pratiche diverse, nelle quali la ripetizione ciclica genera melodie che emergono dall'intreccio.

Prima di diventare suono, una mbira/sansi è una relazione fra materiali. Una tavola di legno riceve lamelle metalliche ricavate, secondo le pratiche documentate dall’UNESCO, anche da manici di cucchiaio, raggi di bicicletta o filo armonico. La lunghezza, l’elasticità e il punto di fissaggio di ogni lamella determinano una risposta diversa. L’artigiano non costruisce soltanto un oggetto: prepara un sistema nel quale il pollice potrà intrecciare pulsazione, timbro e memoria.

Una denominazione plurale

La voce UNESCO riunisce sotto la formula mbira/sansi pratiche presenti in Malawi e Zimbabwe. Non indica un unico modello immutabile né autorizza a ridurre strumenti differenti alla generica etichetta di “pianoforte a pollice”. Le varianti cambiano per numero e disposizione delle lamelle, accordatura, cassa di risonanza, repertorio e funzione sociale.

Il denominatore comune è un supporto ligneo sul quale sono fissate chiavi metalliche, pizzicate con i pollici o con una combinazione di pollici e dita. Talvolta lo strumento viene inserito in un risuonatore di zucca o legno. Questa architettura mette la produzione del suono direttamente sotto i polpastrelli: ogni nota nasce dal rilascio elastico di una lamella.

Il ciclo non è una copia

L’UNESCO descrive la musica come ciclica, ma precisa che ogni ripetizione può variare leggermente e contenere melodie intrecciate. Ascoltare soltanto la linea più evidente significa quindi perdere il meccanismo. Il ciclo è una griglia nella quale piccoli spostamenti di accento, attacchi e risonanze cambiano la figura percepita.

Quando più parti si incastrano, nessuna deve necessariamente comportarsi come una melodia solista accompagnata. L’ascoltatore può seguire un profilo che emerge fra le mani, poi perderlo e riconoscerne un altro. La forma non procede soprattutto per sezioni contrastanti: approfondisce uno stesso campo attraverso variazioni minime e sovrapposizioni.

Costruire significa già accordare l’ascolto

La fotografia scelta per questo articolo mostra una fase di fabbricazione di una nyonga nyonga mbira in Zimbabwe: i fili metallici vengono collocati sulla tavola con allineamenti differenti. Il gesto rende visibile un fatto spesso nascosto dalla performance. Prima che il musicista articoli un ciclo, qualcuno ha distribuito tensioni e lunghezze sulla superficie.

Materiale e repertorio non sono separabili. Una lamella troppo rigida, un ponte diverso o una tavola che risuona in altro modo cambiano non solo l’intonazione, ma la durata delle vibrazioni e la possibilità di far emergere gli intrecci. La costruzione prepara le condizioni dell’improvvisazione e della memoria.

Trasmissione familiare e insegnamento formale

La candidatura UNESCO documenta una trasmissione storicamente legata all’apprendistato familiare. Oggi la pratica passa anche attraverso coaching formale, scuole, laboratori, competizioni e scambi internazionali. Non è il passaggio lineare da una tradizione “pura” a una forma moderna: sono ambienti diversi nei quali si decide che cosa insegnare, come nominare le varianti e quali repertori rendere visibili.

Le fonti indicano inoltre funzioni differenti nei due paesi e tra le comunità. I canti possono trasmettere memorie, commentare comportamenti sociali o partecipare a cerimonie e forme di culto. Estrarre il suono da queste condizioni e presentarlo come semplice atmosfera rilassante cancella la parte più importante: chi suona, per chi, in quale occasione e con quale responsabilità.

Che cosa ascoltare

In un esempio di mbira/sansi, conviene resistere alla tentazione di cercare subito un tema dominante. Si può seguire dapprima la regolarità degli impulsi, poi concentrarsi sulle note che sembrano apparire tra un attacco e l’altro. Il risultato è spesso una melodia percepita che nessuna singola mano esegue per intero.

Questa esperienza spiega perché il ciclo non sia immobilità. La ripetizione mantiene stabile un territorio, mentre l’intreccio ne modifica continuamente i percorsi. Conoscere la costruzione dello strumento e le forme di trasmissione non aggiunge una cornice esterna al suono: permette di capire come materia, gesto e comunità rendano udibile quella specifica idea di continuità.

Fonti e approfondimenti

  1. Art of crafting and playing Mbira/SansiPagina ufficiale dell'iscrizione e descrizione dell'elemento.
  2. Art of Crafting and Playing Mbira/SansiDocumentazione audiovisiva istituzionale della pratica.
  3. Mbiras and Marimbas of ZimbabweRisorsa educativa sulla musica e sugli strumenti dello Zimbabwe.
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